Perché mangiamo?

Il motivo principale per il quale mangiamo è che mangiare ci serve per vivere: ogni giorno è necessario soddisfare il fabbisogno di energia e nutrienti attraverso l’introito di una certa quantità di cibo che varia da persona a persona, a seconda di vari fattori, tra cui il sesso, l’età, la composizione corporea ed il dispendio energetico.

Mangiare nella maniera corretta è fondamentale per la nostra sopravvivenza; è tuttavia necessario considerare che introduciamo nel nostro organismo non solo calorie, ma anche molecole.

I grassi, le proteine e i carboidrati costituiscono le tre principali fonti di energia (macronutrienti) fondamentali nella nostra alimentazione. Le vitamine e le sostanze minerali (micronutrienti), invece, non hanno funzione energetica, ma sono tuttavia indispensabili per l’attivazione del nostro organismo e per il mantenimento di alcune sostanze presenti nel nostro corpo.

Mangiare è dunque una necessità legata al mantenimento del nostro corpo e dello stato di salute, oltre che la strada per la prevenzione, ossia l’insieme delle misure finalizzate a prevenire l’insorgenza delle malattie, agendo sulla riduzione dei fattori di rischio, che hanno a che fare con lo stile di vita di ciascun soggetto. E’ importante infatti alimentarsi in maniera corretta per prevenire alcune malattie cronico-degenerative, rispetto alle quali la corretta alimentazione (e nutrizione) rappresenta un significativo fattore (ambientale) di rischio modificabile. Il cibo è in grado di apportare al nostro organismo sostanze bioattive aventi proprietà salutari, antiossidanti ed antinfiammatorie ad esempio, garantite da scelte alimentari consapevoli, improntante altresì sulla qualità dei prodotti che portiamo in tavola.

L’ambiente nel quale viviamo oggi è di tipo obesogenico, a contrario dell’ambiente “restrittivo” che caratterizzava la società di alcuni decenni fa, quando la classe proletaria ” si nutriva di pane integrale, verdura e frutta del proprio orto; i “ricchi” avevano la possibilità di portare sulle proprie tavole cibi a base di farine raffinate e carne (selvaggina e pollame). Nella società contadina, dove peraltro il dispendio energetico era massimizzato in virtù dei lavori di campo svolti, non si manifestavano determinate patologie tipiche di un’alimentazione ricca di proteine animali e zuccheri come ad esempio la gotta, patologia molto diffusa nella classe sociale borghese.

Qualità e quantità sono concetti strettamente connessi tra loro: mangiare troppo poco o in maniera squilibrata si ripercuote sulla nostra salute e sulle funzionalità del nostro organismo. Quando mangiamo troppo succede che l’energia in eccesso e quindi le calorie vengano trasformate in tessuto adiposo (grasso). Ecco perché troppe calorie determinano un aumento di peso. Al contrario quando mangiamo in maniera adeguata il corpo utilizzerà tutte le riserve di grasso, riducendo in questo modo il peso e la massa grassa.

Mangiamo anche per il piacere di farlo: in effetti quando ingeriamo qualcosa di particolarmente gradito il nostro cervello rilascia dopamina, la molecola della ricompensa e del piacere. L’esperienza culinaria viene percepita come piacevole e ricordata come gradevole, con conseguente tendenza a reiterarla. Le diete che eliminano alcuni alimenti o addirittura intere categorie alimentari appiattiscono i sapori, limitano le scelte e non sono sostenibili a lungo termine, soprattutto se consideriamo il vero significato di dieta, ossia “modo di vivere” e dunque “modo di mangiare”.

L’alimentazione è anche “amore” fin dalle prime fasi della vita: l’allattamento, infatti, racchiude in sé uno scambio relazionale e veicola messaggi affettivi, oltre che sostanze nutritive. Attraverso tale atto, il nascituro si nutre e percepisce l’amore della madre, così che questo primo scambio tra madre e bambino diviene una vera e propria forma di comunicazione.

L’atto del mangiare si riveste di valenze sociali, attraverso le quali si può riconoscere, accettare o rifiutare l’altro, condividere con l’altro. Ed ecco che il significato conviviale del cibo si fa strada, insieme alla celebrazione delle tradizioni, che sono veicolate proprio attraverso la condivisione a tavola: durante le feste, gli eventi come i matrimoni e compleanni, l’atto del mangiare diviene la colonna portante dell’incontro con gli altri, dello scambio di parole, di sorrisi e di emozioni tra i partecipanti.

La valenza emozionale del cibo si può tingere anche di connotati negativi se pensiamo ai casi in cui mangiare diventa una vera e propria dipendenza. Parliamo in questo caso di fame nervosa: si tende quindi a mangiare cibo secondo uno stimolo che potremmo definire “vuoto emotivo”. I fattori psicologici da cui ha origine possono essere sentimenti negativi quali ansia, stress, paura, noia, tristezza e insoddisfazione, in virtù dei quali il cibo diviene “anestetico”, sfogo e transitorio conforto, con il rischio di sfociare nei veri e propri disturbo del comportamento alimentare.

Portiamo a tavola tutte le valenze positive del cibo, compresa il ruolo del cibo come modulatore del nostro stato di salute, senza castigare il gusto o medicalizzare ogni boccone, ma con la consapevolezza che ogni atto alimentare può essere un passo verso uno stato di benessere e salute.

L’importanza dell’alimentazione per una crescita in salute

L’alimentazione influenza in maniera determinante lo stato di salute di un bimbo, a cominciare dall’alimentazione seguita in gravidanza dalla mamma. In seguito, durante la fase di crescita, l’alimentazione svolge un ruolo fondamentale per garantire uno sviluppo psico-fisico adeguato.

Gli alimenti contengono infatti, in quantità e qualità variabili, tutti i nutrienti indispensabili all’accrescimento sotto forma sia di macronutrienti – rappresentati da proteine, zuccheri e grassi -, che di  micronutrienti, rappresentati da vitamine e sali minerali.

Una dieta “sana”, oltre ad essere in grado di soddisfare tutti i bisogni del bambino, come dell’adolescente, deve essere anche un fattore di protezione nei confronti di eventuali malattie che possono manifestarsi in età adulta e, allo stesso tempo, non deve favorire lo sviluppo di condizioni cliniche caratterizzate dalla carenza di nutrienti specifici e, allo stesso tempo, non deve provocare effetti negativi sulla salute dovuti all’eccessivo accumulo di nutrienti nell’organismo. Una corretta alimentazione, dunque, in adolescenza è di fondamentale importanza per ottenere un buon livello di sviluppo fisico e mentale e per migliorare la possibilità di conservare da adulto una buona salute.

I criteri generali per un’alimentazione sana e bilanciata in adolescenza rimandano ai principi della dieta mediterranea, in particolare:

-consumare giornalmente frutta e verdura fresca di stagione di vario tipo e colore

-limitare il consumo di grassi animali

-limitare l’apporto di sale

– utilizzare metodi di cottura sani

-limitare il consumo di carne rossa e soprattutto trasformata (es. salumi, affettati e preparati vari industriali)

-limitare lo zucchero, le merendine, le bevande zuccherate ed i dolci

-aumentare il consumo di pesce di vario tipo

-privilegiare il consumo dei formaggi, latte e yogurt magri piuttosto che prodotti lattiero-caseari grassi e stagionati

-usare cereali preferibilmente integrali, legumi secchi e freschi

– evitare vino, birra e alcolici

-mangiare senza fretta ad orari regolari

-pianificare la giornata alimentare in tre pasti e due spuntini, compresa una buona e completa colazione

Opuscolo informativo “Endometriosi: aspetti ginecologici e nutrizionali”

In occasione del “mese della consapevolezza dell’endometriosi”, ecco per voi un opuscolo informativo, realizzato a “quattro mani” (Ginecologa & Biologa Nutrizionista)

L’endometriosi è una patologia cronica che colpisce le donne in età fertile, caratterizzata della presenza dell’endometrio, la mucosa che dovrebbe rivestire solo la cavità uterina, all’esterno dell’utero, come ad esempio sulle ovaie (la forma più comune è l’endometriosi ovarica) o su altre strutture pelviche o addominali.
Determina nel corpo della donna uno stato di infiammazione cronica, dannosa per l’apparato femminile e nel tempo può esitare in un danneggiamento della funzionalità di alcuni organi. Il dolore, talvolta così forte da impattare sulle normali attività quotidiane, è il sintomo predominante della patologia.
L’approccio diagnostico, come quello terapeutico, è personalizzato in base a specifiche caratteristiche cliniche della paziente. La personalizzazione è fondamentale anche in ambito nutrizionale: un modello nutrizionale specifico può infatti rappresentare un valido “alleato terapeutico” per contrastare l’infiammazione, modulare l’omeostasi ormonale e migliorare la qualità di vita delle pazienti affette da endometriosi.

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Il booklet di Natale: consigli per le festività e tanto altro.. a portata di click!

Pranzi, dolci e cenoni sono dietro l’angolo? Non sei condannato ad ingrassare!

Quest’anno le grandi riunioni di famiglia non sono possibili in virtù delle restrizioni legate all’emergenza sanitaria in corso. Tuttavia, il cibo conserva il suo ruolo di elemento di unione e celebrazione delle tradizioni. I pasti delle grandi occasioni possono apportare al nostro organismo più chilocalorie rispetto alle classiche giornate alimentari. Non dimenticare che, per prendere un chilo di grasso corporeo, si devono assumere circa 7000 kcal, ma anche che un eventuale aumento di peso durante le festività può essere dovuto a ritenzione idrica, causata, per esempio, da un’alimentazione più salata rispetto al consueto. Al fine di superare il periodo Natalizio senza aumento di peso, pur concedendosi sfiziosità e cibi tradizionali, può essere un ottimo aiuto seguire i consigli riportati in questo booklet.

Oltre ai consigli, scaricando il booklet, potrai trovare una serie di concetti base di nutrizione, ma anche indicazioni su come comporre un piatto sano ed esempi pratici di piatti preparati personalmente da me!

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FRUTTA DI STAGIONE: GLI AGRUMI, UNA SPREMUTA DI SALUTE

Il termine agrumi deriva dal latino “agrumen” (dal sapore agro). Il sapore peculiare di arance, mandarini, clementini, limoni, pompelmo è noto ai più, sicuramente in misura maggiore rispetto alle straordinarie proprietà salutari.

In Basilicata la coltivazione degli agrumi è avvenuta ad opera degli Arabi ed era inizialmente localizzata lungo i fiumi Agri e Sinni, grazie alla disponibilità di acqua. La diffusione è stata possibile in quanto gli agricoltori lucani hanno moltiplicato molti ecotipi locali principalmente sulla costa ionica, caratterizzata da un particolare clima mite e da terreni molto fertili.

Appartenenti alla famiglia delle Rutaceae, sottofamiglia Aurantioideae, genere Citrus, gli agrumi rappresentano una fonte molto importante di fitonutrienti o molecole bioattive. L’importanza nutrizionale degli agrumi era già conosciuta alla fine del XVIII secolo, quando sulle navi venivano imbarcate grandi quantità dei frutti per prevenire lo scorbuto, patologia causata da carenza di acido ascorbico (vitamina C).

La vitamina C è essenziale per la salute umana in quanto contribuisce alla neutralizzazione di radicali liberi dell’ossigeno responsabili dello stress ossidativo, una forma di stress chimico responsabile di danni alle cellule dell’organismo e, di conseguenza, di molte patologie umane e del processo fisiologico dell’invecchiamento.

La vitamina C migliora, inoltre, l’assorbimento intestinale e quindi la biodisponibilità del ferro di tipo non-eme, contenuto nei vegetali. Proprietà di tipo antiossidante, ipocolesterolemizzante, antivirale, e anticancerogena sono state altresì attribuite ad altre fitomolecole molto abbondanti negli agrumi, note come terpenoidi, responsabili della strategia difensiva delle piante.

I carotenoidi, i quali forniscono il colore arancione-rosso alla frutta e alla verdura, sono potenti antiossidanti aventi effetti terapeutici in diverse patologie tra cui le malattie cardiovascolari e l’osteoporosi, ma agiscono anche contro l’infiammazione e il cancro.

Un’altra classe di molecole bioattive di cui gli agrumi sono ricchi è rappresentata dai polifenoli, in particolare i flavonoidi e le antocianine. Gli effetti dei flavonoidi includono principalmente le attività antitrombotica, antischemica, antiossidante e vasorilassante, nonché antinfiammatoria. Le antocianine sono pigmenti non solo dotati di capacità antiossidanti, ma anche in grado di influenzare l’espressione di proteine coinvolti nella regolazione di processi infiammatori e correlati alla progressione tumorale.

Alla luce delle innumerevoli proprietà appare chiara l’importanza di assumere quantità adeguate di agrumi giornalmente, soprattutto in questo periodo dell’anno e in virtù dell’emergenza sanitaria in corso, dal momento che il loro consumo ne rispetta la stagionalità, aspetto che potenzia i benefici descritti.

Obesità infantile: focus sulle cause principali

Malnutrizione per difetto e malnutrizione per effetto: le due facce di una stessa medaglia che si chiama “mondo”. Mentre una parte del mondo muore ogni a causa della prima, l’altra parte del mondo si caratterizza per un eccessivo consumo di cibo e per una vera e propria epidemia di obesità, tanto da parlare di “globesity”. Le due parti del mondo sono oggi accomunate dalla pandemia da COVID-19 in corso che, in entrambi i casi, non fa altro che esacerbare la condizione di partenza.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’obesità come una condizione caratterizzata da eccessivo peso corporeo per accumulo di tessuto adiposo, in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute.

Tale condizione riguarda sia l’età evolutiva sia l’età adulta. È stato dimostrato che affonda le sue radici durante l’infanzia: sempre più studi dimostrano, infatti, che le abitudini alimentari dei primi anni di vita possono influenzare il comportamento alimentare dell’adulto. Se questo è vero, è altrettanto veritiero che un’inversione di tendenza del trend è possibile, ossia che l’obesità ed i suoi effetti negativi sull’accrescimento e sullo stato di salute si possono prevenire agendo sulle cause.

Quali sono le principali cause dell’obesità?

L’eziologia è certamente multifattoriale e chiama in causa la genetica quanto l’ambiente. In merito al fattore genetico è stato dimostrato che i figli di uno o entrambi i genitori obesi hanno una maggiore probabilità di essere obesi.

Tra i fattori ambientali è possibile annoverare tanto il fattore alimentare, quanto la sedentarietà quali contributori allo sviluppo dell’obesità.

L’alimentazione deve essere sana, varia e bilanciata, ossia “cucita su misura” per il bambino in funzione principalmente della sua crescita staturo-ponderale, della sua composizione corporea e dei suoi livelli di attività fisica.

Non si deve dimenticare inoltre che l’alimentazione non è semplice soddisfazione del bisogno biologico, ma ha anche valenza emozionale/affettiva: il cibo è, fin dalla nascita, uno dei principali mediatori nella relazione col mondo. 

Le principali strategie nutrizionali volte alla prevenzione del rischio sovrappeso e obesità sono di seguito riportate:

  • Consumare cinque pasti giornalieri, partendo da una buona colazione
  • Rispettare una corretta idratazione, evitando le bevande zuccherate
  • Eliminare i cosiddetti  junk food (cibi spazzatura) privi di nutrienti e ricchi di grassi (saturi e idrogenati), zuccheri e conservanti
  • Aumentare il consumo di frutta e verdura

Indagini sul consumo alimentare dimostrano l’abuso di “cibi spazzatura” e bevande zuccherate, nonché la scarsa frequenza di assunzione dei vegetali o che gli stessi sono addirittura rifiutati dai bambini per ragioni di gusto e spesso “sostituiti” dai genitori sulla tavola con cibi appartenenti ad altri gruppi alimentari. Risultano calzanti, a tal proposito, le parole del prof. Umberto Veronesi: “Se i genitori mangiano tanta frutta e verdura e sulla tavola la frutta non manca mai, se  in casa  i dolci non esistono, allora le tendenze alimentari dei bambini si orienteranno di conseguenza”.

Oltre ai fattori alimentari, un ruolo fondamentale per lo sviluppo di sovrappeso ed obesità infantili è riconosciuto alla scarsa attività motoria e alla sedentarietà.  Lo stile di vita odierno, impregnato di tecnologia ed automazione, ha lo svantaggio di ridurre al minimo sforzo le attività quotidiane e questo aspetto assume maggiore significato all’indomani di un lungo periodo di lock-down. I bambini moderni sempre più “vittime” della “videodipendenza”, oltre che sempre meno abituati a camminare e a giocare all’aperto.

La diffusione del fenomeno obesità è una problematica sociale da contrastare ad ogni livello possibile, a partire da casa e passando per la scuola, fino alle istituzioni partendo dall’educazione alimentare destinata a famiglie e bambini, utile per fornire strumenti di “alimentazione consapevole”. Un bambino normopeso non è solo un bambino in salute, ma sarà anche un adulto con minore probabilità di sviluppare patologie, senza dimenticare il ridotto impatto ambientale derivante da scelte alimentari più sane ed equilibrate.

Estate e ritenzione idrica? I consigli per combatterla

La ritenzione idrica e le gambe gonfie sono condizioni che, in conseguenza del caldo, per effetto della vasodilatazione, tendono ad aumentare durante l’estate e ad affliggere soprattutto le donne. Tra le cause principali della ritenzione idrica, in assenza di patologie specifiche, lo stile di vita poco equilibrato occupa una parte preponderante.

La sedentarietà, l’alimentazione scorretta, unitamente al processo infiammatorio a carico del tessuto adiposo e dell’alterazione del microcircolo, sono fattori che facilitano l’accumulo di liquidi.

Risulta fondamentale, pertanto, agire sulla causa piuttosto che sull’effetto.

COME?

Di seguito qualche consiglio anti-cellulite:

  • Garantire l’equilibrio nutrizionale, in termini di ripartizione dei macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi) e di distribuzione dei pasti della giornata alimentare (colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena).
  • Bere 1.5- 2 litri di acqua al giorno, eventualmente con ½ limone premuto al mattino. Da ricordare:
    • Non bere ai pasti principali. È ottimale bere 2 bicchieri di acqua prima di pranzo e cena, ma non subito dopo.
    • Non scegliere bevande gassate e zuccherate pensando che siano rinfrescanti e reidratanti. Preparare e consumare piuttosto le “acque vegetali”, anche note come “detox” e assumi tisane fredde soprattutto con proprietà drenanti.
  • Evitare zuccheri semplici (zucchero, dolciumi, bevande zuccherate).
  • Preferire vegetali aventi proprietà drenanti, anche sotto forma di succhi, concentrati, estratti: carciofi, finocchio, indivia, cicoria, cetrioli, pesche, fragole, ananas.
  • Ridurre l’apporto di sale e di sodio con la dieta, scegliendo prodotti a basso contenuto di sale e sodio (vedi tabella).
Il sale: come ridurlo, dove trovarlo e come sostituirlo - Daniela ...

Privilegiare alimenti freschi piuttosto che quelli conservati/industriali, evitare snack e patatine, insaccati e formaggi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di consumare meno di 5 grammi di sale al giorno (1 cucchiaino da thé) tenendo conto di quello aggiunto alle pietanze e di quello già contenuto nelle stesse. Utilizzare le spezie per dare sapore alle tue preparazioni.

  • Assicurare l’apporto giornaliero di fibre (vedi tabella).
  • Favorire il consumo di alimenti antiossidanti, alla luce del loro effetto protettivo sul microcircolo. Oltre all’utilizzo di rimedi fitoterapici a base di mirtillo, centella, ippocastano, pilosella, è consigliato di assumere alimenti ricchi di antiossidanti naturali sulla base dell’indice ORAC (capacità di assorbimento del radicale ossigeno) (vedi esempi nell’immagine).
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Svolgere regolare attività fisica e praticare massaggi specifici o pressoterapia possono contribuire a potenziare la muscolatura e a migliorare la funzione cardiovascolare.

Quando il DNA incontra il cibo: nutrigenetica e nutrigenomica

La nutrigenetica è una moderna scienza in grado di individuare un link tra nutrizione e genetica. Studi scientifici recenti dimostrano che ciascun individuo risponde in maniera soggettiva all’alimentazione e che questa soggettività è correlabile al patrimonio genetico, ossia al nostro DNA.

Nel nostro DNA possono essere presenti variazioni genetiche, anche minime, a causa delle quali possono verificarsi risposte “errate” dell’organismo all’introduzione di determinati alimenti.

La ricerca scientifica sta progredendo nel senso della genomica nutrizionale, che coinvolge, oltre alla nutrigenetica, anche la nutrigenomica. Entrambe le discipline rientrano in una nuova dimensione della medicina, nota come medicina di precisione e predittiva, che, partendo dal background genetico di un soggetto, può individuare la predisposizione a determinate patologie e fornire lo spunto per correggere lo stile di vita, in maniera tale da minimizzarne il rischio. Un nuovo concetto di prevenzione si fa dunque strada grazie alle conoscenze ottenute dal Progetto “Genoma Umano”, progetto di big science di durata decennale avente l’obiettivo di conoscere la sequenza dei geni della specie umana e la loro posizione sui vari cromosomi, costruendo così una mappa del genoma umano.

L’obiettivo finale della medicina predittiva in ambito nutrizionale è quello di mettere in atto strategie health-promoting a tavola per la prevenzione di patologie partendo dal genotipo individuale. Geni ed ambiente (ad esempio dieta, stile di vita, stress, farmaci) infatti agiscono sinergicamente e con un effetto sullo stato di salute che può essere sia positivo che negativo, in quanto, sebbene l’assetto genetico individuale sia immodificabile, la componente ambientale, con particolare riferimento alle abitudini alimentari, può influenzare l’espressione di determinati geni intervenendo sulla predisposizione a determinate patologie (nutrigenomica). Per quanto cominci ad emergere recentemente il concetto secondo il quale l’influenza della dieta sul bilancio salute/malattia dipende anche dal corredo genetico, le interazioni geni/nutrienti sono ancora in parte oggetto di studio e molto rimane da decodificare.

Risulta chiaro, tuttavia, che un approccio nutrizionale completo dovrebbe tenere in considerazione che, ad ogni atto alimentare, non mangiamo solo chilocalorie, ma mangiamo soprattutto molecole: tanto i componenti bioattivi del cibo (“amici”), quanto gli interferenti endocrini (“nemici”), possono fungere da modulatori dell’espressione di specifici geni.

In conclusione, è importante sottolineare, dunque, la possibilità di direzionare schemi alimentari sulla base del DNA, improntati quindi su aspetti che, rispondendo alla più totale personalizzazione, si affiancano ai dettami generali in tema di nutrizione nella direzione del raggiungimento di un benessere personalizzato e assoluto.

Equilibrio intestinale e salute

L’intestino umano, il nostro “secondo cervello”, è popolato da un vasto pool di microrganismi, noto come microbiota intestinale. Il microbiota è costituito da circa 200 specie di microgranismi aventi un peso di 1.5-2 kg ed è dotato di un proprio patrimonio genetico, noto come microbioma.

La connessione tra cervello e intestino (asse intestino-cervello), oltre che con il microbiota, influenza in maniera significativa il nostro stato di salute. Diversi fattori, tra cui l’alimentazione, possono concorrere ad una condizione di equilibrio della popolazione batterica intestinale (eubiosi) o ad un alterato equilibrio della stessa (disbiosi).

Oltre alla cattiva alimentazione, contribuiscono allo stato di disbiosi anche il fumo, l’alcol, la sedentarietà, lo stress e l’abuso di farmaci, soprattutto antibiotici e lassativi. 

L’alterazione della flora batterica è associata a sintomi intestinali e sintomi extraintestinali, tra i quali:

  • gonfiore (soprattutto post-prandiale) e dolore addominale
  • alterazioni dell’alvo (stitichezza o diarrea)
  • meteorismo
  • maggiore suscettibilità a cistiti e candidosi

ma anche

  • malessere generale e disturbi del sonno

Microbiota e salute

Il microbiota è in grado di influenzare lo stato di salute intestinale, ma soprattutto lo stato di salute generale, in quanto svolge ruoli fondamentali nell’organismo tra cui la funzione digestiva e quella immunitaria. Nel dettaglio, i microrganismi intestinali sono deputati ad espletare i seguenti ruoli:

  • funzione di barriera contro i patogeni
  • regolazione dell’assorbimento dei nutrienti
  • produzione di energia 
  • regolazione della tolleranza immunologica

Funzione digestiva. Dal punto di vista digestivo, i batteri sono fondamentali per la fermentazione della fibra. Gli acidi grassi a catena corta (SCFA) sono i principali metaboliti prodotti dalla fermentazione batterica delle fibre alimentari, ma hanno anche un ruolo importante nel circuito di comunicazione tra intestino e cervello. Oltre a mantenere integra la barriera intestinale e ad influenzare la produzione di muco nel tratto gastrointestinale, gli SCFA interagiscono con i recettori espressi principalmente nelle cellule endocrine e immunitarie, nei reni, nel sistema nervoso e nei vasi sanguigni.

Funzione immunitaria. I batteri della flora batterica intestinale risultano essere la prima barriera alla colonizzazione del nostro corpo da parte di batteri patogeni. La barriera intestinale, oltre ad agire da barriera fisica superficiale, funge anche da barriera funzionale più profonda, in grado di discriminare tra le specie microbiche commensali e quelli patogeni. La barriera profonda è rappresentata da una complessa rete di cellule immunologiche, organizzate in un sistema specializzato e compartimentalizzato conosciuto come “gut associated lymphoid tissue” o GALT. Attraverso un complesso meccanismo di interazione tra la flora microbica residente e il sistema immune mucosale, la traslocazione degli agenti patogeni nei tessuti sottostanti è inibita, mentre l’alterazione di questo equilibrio (permeabilità intestinale) determina il passaggio del contenuto luminale verso i tessuti sottostanti e dunque nel circolo sanguigno, con una conseguente attivazione della risposta immunitaria.

La disbiosi e la permeabilità intestinale sono alla base della patogenesi di molte patologie gastroenterologiche e non, tra cui l’enterocolite infettiva e le malattie infiammatorie croniche intestinali, ma anche il cancro, l’artrite reumatoide, la spondiloartrite, la sarcopenia, il diabete mellito di tipo 1, la sindrome metabolica, la steatosi epatica non alcolica, la demenza e molte patologie croniche.

Infiammazione e nutrizione: quale link?

Le notizie relative all’emergenza da COVID-19 chiamano spesso in causa la necessità della riduzione dell’iperinfiammazione e del distress respiratorio nei pazienti affetti. Infatti, le complicanze più gravi del COVID-19 sono dovute ad una tempesta di citochine, ossia molecole che si esplicano il ruolo di segnali di comunicazione tra le cellule del sistema immunitario, ad azione pro-infiammatoria.

Approfittiamone allora per chiarire che cos’è l’infiammazione e soprattutto per porre l’attenzione sull’infiammazione cronica di basso grado.

Che cos’è l’infiammazione?

L’infiammazione è la prima risposta del sistema immunitario agli attacchi esterni, dunque un meccanismo di difesa che mira ad eliminare la causa.

INFIAMMAZIONE ACUTA. L’infiammazione acuta è la reazione più rapida dell’organismo ad un insulto, come un’infezione, batterica o virale (incluso il SARS-CoV-2).

INFIAMMAZIONE CRONICA (DI BASSO GRADO). L’infiammazione cronica sistemica di basso grado è una condizione patologica diffusa ed in continuo aumento, legata a fattori ambientali, tra i quali lo stile di vita è un importante contributore. Si tratta, infatti, di un processo infiammatorio strettamente correlato con:

  1. alimentazione non bilanciata
  2. scarsa / assente attività fisica
  3. stress e alterazione dei ritmi biologici.

Alcuni dei fattori di innesco di questa condizione sono: surplus calorico, acidosi metabolica latente, iperinsulinemia, disbiosi intestinale, carenza di fibre, squilibrio omega-3 / omega-6). Questi possono compromettere lo status di benessere e portare, nel tempo, alla comparsa di patologie croniche, tra cui obesità, diabete tipo 2, neoplasie maligne e malattie neurodegenerative.

Al contrario, un’adeguata alimentazione, che preveda un basso carico glicemico, un adeguato introito  di fibre, oltre che di acidi grassi omega-3, contribuisce ad abbassare significativamente i markers infiammatori e ad assicurare all’organismo composti bioattivi aventi proprietà antinfiammatorie.

Evidenze scientifiche suggeriscono che, in particolare, frutta, vegetali e legumi contengono elevate quantità di molecole antinfiammatorie, essendo un serbatoio incredibile di molecole funzionali, oltre che di vitamine e sali minerali. È dunque raccomandato il loro consumo giornaliero, secondo le linee guida, ossia 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, rispettando la stagionalità, la territorialità e variandone i colori.

vegetali

Fonti principali di omega-3 sono rappresentata dal pesce, soprattutto salmone, sardine, tonno, merluzzo, pesce spada, aringhe, sgombro e pesce azzurro in generale. Fuori dall’ambiente marino sono da annoverare frutta secca e oleosa (come noci, mandorle e nocciole), semi (come semi di chia, di zucca, di lino, di sesamo) e alghe, ma anche legumi, cereali e alcuni tipi di verdure a foglia larga sono fonte, seppur secondaria, degli acidi grassi buoni in questione.