Professione nutrizionista ai tempi del Coronavirus

Non è la più intelligente delle specie quella che sopravvive; non è nemmeno la più forte; la specie che sopravvive è quella che è in grado di adattarsi e di adeguarsi meglio ai cambiamenti dell’ambiente in cui si trova”.

É il tempo dei cambiamenti, è il tempo in cui bisogna adattarsi ed adeguarsi ai cambiamenti nel migliore dei modi.

La pandemia da Coronavirus che stiamo vivendo ci ha imposto cambiamenti sostanziali, ha impatto sulle nostre abitudini di vita, così come sui nostri ritmi biologici. Distanziamento sociale necessario per noi e per il prossimo, a tutela della salute di tutti. Il nostro stato di salute è messo duramente a rischio, ma non dobbiamo dimenticare che la salute passa dalla tavola.

D’altra parte, non possiamo negare che il comportamento a tavola degli ultimi tempi rischia di subire cambiamenti poco vantaggiosi: mangiare in risposta ai sentimenti negativi che stiamo vivendo equivale a mangiare male e a rischiare, di conseguenze, squilibri metabolici di non trascurabile effetto.

Se di cambiamento parliamo, cambiamento è anche ciò che ha subito la mia professione. Un cambiamento della forma, ma non della sostanza. Studio chiuso, ma uniti, nonostante distanti. Io e i miei pazienti adorati, che di me si sono fidati e a me si sono affidati, uniti nello scopo comune di dare continuità ai nostri percorsi e di camminare verso i nostri obiettivi, nonostante la strada sia più difficile da percorrere. Nel cambiamento ci sono punti fermi assoluti: il concetto di educazione alimentare, non solo è confermato, ma è rafforzato e potenziato per contrastare il pressing psicologico negativo che può trasformarci in “mangiatori emotivi”. La noia, la paura, l’ansia, insieme al più facile accesso al cibo, sono elementi che possono far virare verso deviazioni quantitative e qualitative, verso un surplus calorico ingiustificato in una fase di ridotto dispendio e verso cibi caratterizzati da calorie vuote, ricchi di zuccheri e di grassi “cattivi”.

Risulta allora fondamentale lavorare sulla consapevolezza, non invocando una visione proibizionistica dell’alimentazione, ma puntando al “sì consapevole” quale fattore decisionale. Alla base delle scelte alimentari, ognuno deve avere gli strumenti per dire, a determinati cibi “sì perché puoi farmi bene” e orientare i consumi proprio verso quelli alimenti ricchi di composti bioattivi, in grado di influenzare positivamente la salute.

Consapevolezza di avere a disposizione più tempo, fattore limitante significativo della nostra routine quotidiana. La possibilità di gestire il tempo ci offre la possibilità di dedicarci alla cucina sana, di sperimentare nuove ricette, ma anche di prenderci maggiormente cura di noi e dei nostri cari, aspetti che incidono sul nostro stato di benessere, in quanto siamo “persone” aventi diverse caratteristiche, scomponibili in piccoli pezzi, che si incastrano perfettamente uno con l’altro come in un puzzle. Abbiamo bisogno di convertire sentimenti negativi in sentimenti positivi, sviluppando capacità ed attitudini innate, messe da parte per mancanza di tempo. Il Coronavirus ci sta insegnando a riscoprire le cose semplici. Noi dobbiamo fare nostra la lezione e imparare a farci del bene, compiendo attività quotidiane corrette ripetute a garanzia di una “mens sana in corpore sano”, ben adattata al cambiamento!

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